Nadine Mauriot, l'ultima vittima del "Mostro di Firenze"

di Enrico Manieri - Henry62

L'ultimo omicidio del cosiddetto Mostro di Firenze, riconosciuto per l'uso della medesima arma dei precedenti e per le orribili escissioni praticate sul corpo della donna, fu quello di Scopeti, del settembre 1985.


I due ragazzi uccisi erano i turisti francesi Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, massacrati dal Mostro nella piazzola nel territorio del comune di San Casciano.
Nadine Mauriot era originaria di Delle (Francia), dove nacque il 16 marzo 1949, ed aveva 36 anni e qualche mese quando venne uccisa all'interno della tenda piantata nella piazzola degli Scopeti.
La donna, che viveva a Vadoocourt (Montbeliard - Francia) era divenuta madre di due bambine, nate dal matrimonio con Athos Lanciotti avvenuto nel 1971: Estella, nata nel 1973, e Anne, nata nel 1980.
Come a volte capita, le cose fra marito e moglie non funzionarono e nel 1984 i due coniugi si divisero consensualmente, conservando un ottimo rapporto fra loro, per amore delle loro due figlie.


Nel 1980 Nadine e il marito Athos avevano aperto un negozio di scarpe in Rue Clemenceau e, dopo la separazione dal marito, Nadine aveva proseguito nella sua attività commerciale, aprendo un nuovo negozio di calzature in società con un'amica.
Nadine aveva incontrato sette mesi prima, ad inizio 1985, Jean Michel Kraveichvili, musicista jazz conosciuto nella sua zona per l'estro che mostrava nel suonare la batteria, e i due giovani avevano iniziato a frequentarsi. Quella del settembre 1985 era la loro prima breve vacanza insieme in Italia.


Una breve vacanza, con alcuni appuntamenti di lavoro per Nadine fra una visita alle città d'arte italiane e le colline toscane; Nadine avrebbe dovuto visitare una fiera commerciale a Bologna per vedere nuovi modelli di scarpe da proporre ai suoi clienti in Francia.
Purtroppo le loro vite finirono nell'orrore di quella piazzola nel territorio di San Casciano.


Chi segue il mio sito sa che mi sto occupando da tempo del delitto di Scopeti che, a mio parere, è di importanza fondamentale per cercare di capire le vicende giudiziarie che portarono alla condanna dei "Compagni di merende"; in particolare gli aspetti determinanti da chiarire sono due:
  • quando avvenne il delitto;
  • quale fu la sua dinamica, alla luce delle evidenze della scena del crimine e della "confessione" del pentito Lotti.
 
Ricordo che i corpi dei due turisti vennero trovati da un cercatore di funghi nel primo pomeriggio di lunedì 9 settembre 1985.
Durante l'udienza del 17 maggio 1999 del processo d'appello ai "Compagni di Merende", il relatore riassunse così il ritrovamento dei corpi:

"All'interno della canadese giace, come diranno i periti, il cadavere cereo, mutilato in stato di media putrefazione di Nadine Jeanine Mauriot del '49, cittadina francese che presentava la asportazione completa del seno sinistro e della regione pubica. Davanti alla tenda vi è una chiazza di sangue, vi sono bossoli 22, marca Winchester, con la solita "H" sul fondo, è inutile ripeterlo, su questo non ci piove. Più in là, viene rinvenuto il cadavere del compagno di questa donna, nato nel '60, freddo, cereo, emanante cattivo odore, in posizione supina e sollevato leggermente, con i piedi leggermente sollevati dai cespugli, da terra, perchè poggiava su un cespuglio."

I corpi furono quindi rinvenuti in stato di media putrefazione; sul momento l'omicidio venne datato al sabato precedente il ritrovamento, ma il perito dottor Maurri si ricrederà successivamente su questa sua prima datazione e posporrà alla domenica sera il momento dell'omicidio.


Secondo il dottor Maurri, la datazione dell'omicidio era da attribuirsi in un primo momento a molte ore prima del ritrovamento, almeno 20 ore prima come titolò anche il quotidiano di Firenze "La Nazione" uscito in edicola martedì 10 settembre 1985, mentre in seguito si rafforzerà l'ipotesi che l'ora della morte dei due ragazzi francesi fosse da posticipare, anche se da collocare comunque antecedentemente alla mezzanotte della domenica.
Il delitto sarebbe quindi avvenuto nella notte fra la domenica e il lunedì, giorno del ritrovamento dei cadaveri.
Questo parere medico non era condiviso da altri medici legali, ma venne comunque acquisito come dato di fatto nella ricostruzione ufficiale, anche perché erano uscite nel frattempo delle testimonianze che parlavano della ragazza francese vista viva la domenica mattina: il delitto di Scopeti venne quindi datato a domenica notte 8 settembre 1985.

Vediamo allora queste testimonianze, perché credo meritino un approfondimento.

I testimoni che avrebbero visto e riconosciuto la donna francese erano il proprietario della locanda "Ponte dei Scopeti", P.B., e suo suocero, I.B.
Secondo le testimonianze rilasciate a caldo, in data giovedì 12 settembre 1985 ai Carabinieri di Impruneta, solo il suocero I.B. avrebbe visto una ragazza, riconosciuta probabilmente per Nadine dall'immagine pubblicata su "La Nazione".
L'immagine è quella che riproponiamo nell'articolo precedente: una graziosa ragazza coi capelli corti e taglio maschile.
Questa è l'immagine in cui I.B. riconobbe la ragazza che verso le ore 11 della domenica avrebbe, secondo la sua testimonianza, ordinato un'acqua brillante in un italiano un po' stentato nel suo bar:


Sempre secondo il racconto del testimone I.B., la ragazza che vide sarebbe stata di statura media, corporatura snella e con capelli corti e scuri.
Uscita dal locale, I.B. non la vide salire a bordo di alcun mezzo.

Il testimone I.B. avrebbe quindi visto la sola ragazza e non avrebbe visto né il ragazzo, né un'automobile.

La testimonianza del genero P.B. è ancora più interessante, perché, stando al suo racconto raccolto dai Carabinieri, lui non vide nemmeno la ragazza, dato che si trovava al primo piano dell'edificio, sopra il bar, ma vide per caso dalla finestra della pensione, da cui si era affacciato, parcheggiata una automobile bianca con targa francese senza nessuno a bordo.
Solamente in un secondo tempo, cioè dopo che si era diffusa la notizia del duplice omicidio e che era stata pubblicata sul giornale "La Nazione" la fotografia della ragazza uccisa, seppe dal suocero che una ragazza simile a quella ritratta in fotografia sul giornale era entrata nel suo bar.
Nemmeno il testimone P.B. vide la ragazza entrare nell'autovettura, anzi, lui proprio non vide né la ragazza, nè il ragazzo.

P.B. sarebbe stato quindi un testimone de relato della presenza della donna nel suo bar, perché lui non la vide direttamente, non essendo lui stesso nel locale del bar.

Riassumendo, il teste B.I., il suocero, era al piano terra al bar e domenica mattina 8 settembre 1985, verso le ore 11, vide entrare una ragazza da sola, straniera che parlava un italiano stentato, cui servì un'acqua brillante, quindi la ragazza uscì e lui non vide altro, in particolare non vide né l'autovettura, né l'uomo.
Il testimone B.P., il genero, era al piano superiore, non era al bar, non vide la ragazza né l'uomo, ma vide parcheggiata all'esterno, guardando dalla finestra del primo piano verso la via Cassia, un'autovettura bianca, probabilmente una Golf con targa francese.

Ricordiamoci bene ciò che questi testimoni dissero nel 1985, perché poi vedremo che le loro testimonianze in aula saranno un po' diverse.

Questi sono i filmati delle loro testimonianze rese nel 1994, disponibili in rete, riprese dalle telecamere di una televisione privata di Firenze, che ringraziamo per averli resi disponibili.

La testimonianza del suocero, B.I.:

video


La testimonianza del genero, B.P.:

video

Il suocero B.I. parla di una fotografia che gli fu mostrata dai Carabinieri, di cui non c'é traccia nei verbali, quindi ricorda di aver servito un panino (?) per colazione alla ragazza che riconobbe per Nadine, anziché l'acqua brillante citata nel 1985.
Ammettiamo pure che probabilmente i Carabinieri gli mostrarono il giornale con la foto della ragazza e diamo atto che la testimonianza si limita a questo.

Ben più interessante è invece ciò che afferma in aula il genero.

Il teste B.P. dice testualmente "avevamo visto la vittima perché venne a far colazione ... perché fece colazione molto velocemente, chiese del bagno, penso non oltre i 15 minuti fra il bagno e la colazione..." ; il PM Canessa nel porre una domanda al teste afferma: "Lei disse che l'aveva vista domenica 8, disse ai Carabinieri, lo ricordava meglio all'epoca, la mattina." (tempo 1:31 del filmato), ma questo nel verbale sottoscritto dal teste in data 12 settembre 1985 non risulta affatto, tanto è vero che il PM ripete un po' sorpreso la frase "avevamo visto" (tempo 0:59 del filmato) detta dal testimone,  così come non c'é traccia di una inedita richiesta della donna di andare in bagno: non ne parlò mai il suocero che era nel bar e ne parla in aula invece il genero, che disse a suo tempo di essere invece al primo piano.
Sorge spontanea una domanda: ma B.P. vide o no la donna?

Addirittura, il teste afferma in seguito che la ragazza aveva una macchina targata straniera, quindi attribuisce alla ragazza la proprietà del veicolo che nel 1985 disse di aver visto semplicemente  parcheggiato, senza nessuno a bordo, dalla finestra del primo piano; non disse all'epoca di aver visto una ragazza salire a bordo, quindi come poteva sapere che l'autovettura fosse della ragazza?

Con grande certezza poi il teste dice di aver visto anche la macchina, che identificò in aula per una R4 di cui non ricordava però il colore, dicendo "per me era una R4, dalla vetrina del bar era una R4 targata francese".
Come sarebbe a dire "dalla vetrina del bar"?
Non aveva dichiarato nel 1985 che era al primo piano affacciato alla finestra della pensione che dava sulla via Cassia?


La testimonianza di B.P. sembra quindi lasciare spazio a più di una qualche perplessità, dato che i ricordi vengono metabolizzati col passare del tempo e sicuramente la dichiarazione rilasciata tre giorni dopo i fatti è ben più attendibile di un ricordo in aula dopo che sono trascorsi 9 anni da quei tragici eventi.

Nessuno dei testimoni accenna alla presenza dell'uomo, mentre solo B.I. disse di aver visto la ragazza, ma non la macchina.
Andiamo allora a valutare la testimonianza di B.I., colui che riconobbe la donna dalla fotografia del giornale.
Dando sempre per scontata la buona fede del testimone, bisogna capire se l'immagine attraverso cui riconobbe Nadine era utile o meno al riconoscimento della donna.
Per farlo, vi propongo una immagine composita che ritrae sempre Nadine Mauriot a diverse età:



La fotografia (1) presenta una giovane Nadine, probabilmente a fine anni '60;  la fotografia (2) è quella che venne pubblicata sui quotidiani in cui il teste B.I. riconobbe la ragazza; la fotografia (3) presenta Nadine come una giovane madre e, infine, la fotografia (4) presenta Nadine qualche mese prima della sua morte, ripresa proprio in compagnia di Jean Michel.

In questa immagine, che ovviamente rappresenta meglio di tutte le altre l'aspetto effettivo di Nadine all'epoca della sua morte, abbiamo una donna matura, che mostra attorno agli occhi forse qualche ruga in più della sua età e che appare fisicamente piuttosto diversa dalla giovane ragazza coi capelli corti dell'immagine (2) pubblicata dai giornali.

All'epoca della morte, come documentato dalle immagini dei rilievi della Polizia Scientifica, i capelli di Nadine erano un po' più lunghi di quelli dell'immagine (4), più simili per lunghezza a quelli mostrati nell'immagine (3).
 
 
 
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